05/09/2007

ventotto agosto

Passeggiando per le vie della città, mi ritrovo davanti al bar in cui mi F. mi aveva dato appuntamento qualche giorno fa. Entro e mi siedo allo stesso tavolino che avevo condiviso con lui. Non lo sento più dalla mattina che ero passata a casa sua per colazione.

Ordino un the verde, estraggo dalla borsa il libro che sto leggendo e provo a concentrarmi sulla pagina sgualcita.

 

Anche tu sei l’amore.

 

Sei di sangue e di terra come gli altri.

 

Cammini come chi non si stacca dalla porta di casa.

 

Guardi come chi attende e non vede.

 

Sei terra che dolora e che tace. Hai sussulti e stanchezze, hai parole – cammini in attesa.

 

L’amore è il tuo sangue – non altro.

 

Cesare Pavese

 

 

I pensieri si affollano nella mia mente, il cuore è in tumulto. Sono giorni che mi sembra che mi manchi la terra da sotto i piedi. Stringo forte il bicchiere che ho davanti, quasi a volerlo frantumare. Mi aggrappo alla copertina del libro che ho fra le mani, quasi a volerla far diventare un tutt’uno con me: cerco un contatto con la realtà.

Lo squillo del cellulare mi fa sussultare. Cerco freneticamente il telefono all’interno della borsa, sempre troppo grande, troppo ingombra di cose inutili, troppo pesante per le mie spalle. Ogni volta che esco di casa sembra che debba portare con me tutto il mio mondo di orpelli inutili per non affogare nel resto del mondo.

“Pronto?”

“Ciao amore. Dove sei?”

“In centro, sto facendo colazione. Come va il lavoro, lì a Roma?”

“Tutto bene. Sono parecchio indaffarato, come al solito. Ma sembra non ci siano intoppi per il contratto.”

“E Roma è bellissima come sempre?”

“Ho talmente tanto da fare che non ho nemmeno avuto il tempo di fare una passeggiata… Però pensavo che potremmo venirci tu ed io per un week-end… anche per lavorare a quel progetto…” la voce di mio marito si fa maliziosa.

Fingo di non capire.

“Non mi hai più detto cosa ne pensi… Sei ancora decisa ad avere un figlio? Un bambino nostro, con le tue lentiggini... e il mio fiuto per gli affari!” dice ridacchiando. E immagino il suo sorriso abbozzato.

Quasi non riconosco il tono dolce e morbido di mio marito. Non sembra nemmeno lui.

Mi mancano le parole, mi manca persino il respiro. Forse dentro questo bar fa troppo caldo, o forse l’abito che indosso è troppo stretto. Probabilmente mi manca semplicemente il coraggio di chiedere a me stessa che cosa voglio dalla mia vita.

Cerco una scusa qualunque per cambiare discorso, saluto in fretta Leonardo e chiudo la telefonata.

Mi ritrovo a fissare nel vuoto fuori dal locale, oltre la vetrina sporca.

Quando riconosco una camminata sciolta, disinvolta. Attraente.

E’ un uomo alto, magro. Accompagnato da una ragazza decisamente bella.

Ridono divertiti, lui le accarezza i capelli, poi le cinge le spalle con un braccio. Lei gli sorride, fissandolo dritto negli occhi. In quegli occhi azzurri che dalla mia posizione non riesco a incrociare, ma che conosco così bene da non poter dimenticare.

Anche tu sei l’amore.

 

Sei di sangue e di terra come gli altri.

 

Cammini come chi non si stacca dalla porta di casa.

 

Guardi come chi attende e non vede.

 

Sei terra che dolora e che tace.

 

Hai sussulti e stanchezze, hai parole – cammini in attesa.

 

L’amore è il tuo sangue – non altro.

 

 

14:50 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: amore, cesare pavese, bar, colazione, the verde, marito, figli | OKNOtizie |  Facebook

21/08/2007

venti agosto

Io e F. ci incontriamo in una pasticceria poco lontana dal centro. Mi ha dato appuntamento lì, invece che a casa sua. E la cosa mi lascia alquanto perplessa: solitamente non si lascia sfuggire nessuna delle rare occasioni che abbiamo per assaggiare i nostri corpi.

Forse vuole parlarmi. Di qualcosa di serio. O di urgente.

O forse vuole lasciarmi.

Anche se a volte penso che non si prenderebbe nemmeno la briga di avvisarmi di una simile decisione: smetterebbe semplicemente di cercarmi e non risponderebbe più alle mie telefonate. O forse no: in fondo non è certo più meschino di me. Sono io la vera traditrice, la sposa fedifraga. Lui tutt’alpiù rende pan per focaccia a quello che un tempo era un suo carissimo amico. E che ora, oltre ad essere il marito della sua amante, rientra solamente nella categoria dei conoscenti superficiali. Di quelli di cui ti ricordi solo nelle festività e ti limiti a fargli una telefonata educata per gli auguri.

Quando arrivo al bar, lui è già seduto ad un tavolo sul fondo della sala. Lo guardo da lontano e lo trovo bellissimo. Sta leggendo il giornale, mentre fuma morbosamente una sigaretta.

“Non dicevi che avresti smesso? Lo sai che non mi piace baciarti quando sai di fumo…” gli sussurro a voce bassissima, mentre mi sistemo sulla sedia di fronte alla sua.

Mi regala uno dei suoi sorrisi migliori. Chiama con un cenno il cameriere e ordina un the verde.

“Come fai a sapere che volevo proprio quello?”

“Perché ti conosco meglio di quanto pensi, scricciolo.”

Scricciolo: e il cuore quasi mi esce dal petto.

Io e lui seduti in un bar qualsiasi, davanti a un giornale e una tazza di the verde qualsiasi. Come una coppia qualsiasi.

E non ammetterei neppure a me stessa che tanta normalità mi toglie il respiro. E il pensiero che qualcuno ci veda e si insospettisca non mi tocca nemmeno.

Le sue dita continuano a sfiorarmi il braccio e poi la mano e poi il ginocchio. Quasi casualmente. Ma ad ogni contatto sento la sua pelle percorsa dagli stessi brividi che si impossessano della mia. E tutto quello che vorrei sarebbe solo tuffarmi su quelle labbra così rosse e carnose e salate. Morderle e sentirle sciogliersi sotto i miei baci come fossero miele.

Mi trattengo a forza.

“Perché siamo qui?”

“Volevo far vedere al mondo quat’è bella la mia donna.”

“Io non sono la tua donna. Non lo sono più da sette anni, se non ricordo male…” e fingo noncuranza nel dire le ultime parole.

“Non fare la dura con me. Non sei affatto credibile…”.

E i suoi occhi brillano, mentre mi alza il mento con l’indice, per guardarmi il volto che avevo saggiamente abbassato. Quando incrocio il suo sguardo il resto del mondo sparisce.

Ma mi riprendo in fretta, scosto nervosamente la sua mano dal mio viso e gli intimo di stare attento: non voglio rischiare di essere scoperta.

“Anzi, adesso devo proprio andare, F.. Mi dispiace, ma ho un appuntamento che non posso proprio rimandare” mento, mentre mi alzo velocemente.

“Quando vuoi fare la donna irraggiungibile sei ancora più sexy, lo sai vero?”

“Smettila! Non sto facendo proprio niente di simile! Sto solo dicendo che anche io a volte non posso essere a tua completa disposizione…”

F. sorride malizioso.

Dio, com’è possibile che riesca a leggermi così l’anima? Ha sempre capito tutto di me. Come nessun altro mai.

“Ci vediamo presto, scricciolo?”

“Sì, ti prego. Non lasciarmi troppo ad aspettarti…” mormoro mentre mi abbasso verso di lui per dargli un veloce bacio a stampo sulla guancia, come farebbero due vecchi amici di lunga data.

F. mi trattiene il braccio un po’ più a lungo del dovuto, sbircia velocemente nella mia scollatura. Sorride compiaciuto.

“Ti chiamo io, scricciolo.”

“Lo so, F., lo so…”

Gli do le spalle e mi allontano lentamente. E dentro di me prego che non riesca a togliermi lo sguardo di dosso. Ma non oso girarmi per controllare.