05/10/2007
undici settembre
Mi avvicino alla scrivania della segretaria, chiedendo gentilmente se per caso l’editore avesse lasciato detto verso che ora sarebbe arrivato.
“E come può saperlo… Le riunioni con i soci sono sempre una sorpresa: tra litigi, scenate isteriche…” la ragazza bionda vestita alla perfezione si blocca di colpo, accorgendosi di aver detto più del dovuto. Fingo un sorriso di circostanza e armata di pazienza, torno sulla mia seggiolina rossa. Liscio il bordo della gonna.
Il giorno dopo quella festa di tre anni fa, mi ritrovavo in un'altra sala d’attesa. Avevo accompagnato mia madre ad una visita specialistica e sedute su due poltrone di dura pelle marrone aspettavamo nervosamente il nostro turno. Quando mi accorgo che la borsa, appoggiata diligentemente sulle mie ginocchia, sta vibrando.
Non riconosco il numero sul display. Ma il cuore inizia a battere forte.
“Pronto?”
“Ciao scricciolo, sono…”
“Lo so benissimo chi sei” lo interrompo con voce tremante, alzandomi di scatto.
Mi allontano di qualche passo da mia madre, che mi guarda con aria interrogativa.
“Non posso parlare, ora, F.: non è il momento adatto… Scusami…” mormoro confusamente.
“Dai, scricciolo, lo so che un minuto per me ce l’hai sempre…”
Lo immagino sorridere all’altro capo del telefono. E vedo le due fossette che gli si creano agli angoli della bocca. E gli occhi illuminarsi di una miriade di pagliuzze dorate.
“Che ne dici se ci vediamo più tardi?” continua con fare deciso.
Non riesco a proferire parola: la bocca è asciutta, le dita gelate, le gambe immobilizzate. Anche se forse stanno per cedere. Il mio silenzio non lo intimorisce: ha capito che non posso fuggire.
“Dove?” bisbiglio appena.
“Vieni da me dopo le sei.”
Termino la telefonata. Le mani tremano.
Torno a sedere di fianco a mia madre, che non prende tempo per chiedermi chi fosse.
“Niente di importante. Una vecchia amica…” farfuglio, evitando il suo sguardo.
La mia prima menzogna.
“E cosa voleva?”
“Oh, beh… sta organizzando una sorta di rimpatriata tra ragazze” dico ostentando una sicurezza che non possiedo.
Ecco la seconda.
“Si tratta del gruppo di studio dell’università.” aggiungo sicura “ E’ passata solo una manciata d’anni, eppure mi sembra una vita fa… Sì, ho proprio voglia di rivedere le ragazze!”
E mi meraviglio della facilità con cui lascio uscire dalle labbra anche la mia terza bugia.
“Eccomi! Scusi se l’ho fatta aspettare, ma… queste riunioni con i soci si sa quando iniziano e mai quando finiscono!” precisa venendomi incontro l’uomo con cui ho appuntamento per discutere di un progetto a cui non tengo molto. Ma che potrebbe aprirmi nuove possibilità.
Grata per l’interruzione forzata di quei ricordi, sorrido porgendo la mano al mio editore. Che ricordavo meno stempiato.
17:05 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: riunioni soci, scenate isteriche, sala d'attesa, visita specialistica, poltrona pelle marrone, telefono, fossette agli angoli della bocca | OKNOtizie |
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23/09/2007
ventinove agosto
“Ehi, ma che cos’è questo?”
“Cosa?” mi grida Leonardo dal soggiorno.
“Questo pacchetto che c’è sul letto!”
“Ah, è un regalo per te. Aprilo…
Un regalo per me. Durante i primi mesi di matrimonio al ritorno da ognuna delle numerosissime trasferte Leonardo mi portava sempre a casa un pensiero: quasi a doversi giustificare della sua assenza. Non erano mai oggetti costosi. Ma si trattava sempre di qualcosa di significativo: cercato appositamente per me, pensato e sentito col cuore. E ogni volta che mio marito rientrava dai suoi viaggi io non vedevo l’ora, come una bambina il giorno di Natale, di strappare la carta del pacchetto per scoprirne il contenuto.
Poi nel corso del tempo passò ai doni lussuosi, a volte addirittura sfarzosi. Ma nessuna di quelle splendide sorprese dispendiose era mai riuscita a placare il malcontento che serbavo in cuore per il sempre maggior tempo che mi costringeva a trascorrere senza di lui.
Infine Leonardo smise del tutto di tornare dai suoi frequenti viaggi con alcun tipo di regalo: lui aveva perso interesse nel farmeli e io nel riceverli. Ed entrambi lo sapevamo.
E ora, con grande sorpresa, mi trovo tra le mani questo pacchetto di carta blu, avvolto in un nastro argento.
Mi siedo sul bordo del letto, prendo la confezione, la giro e rigiro tra le mani. Penso che dovrei andare ad aprirlo in sala, davanti a mio marito. Ma sento che Leonardo è al telefono, impegnato in una conversazione di lavoro.
Decido di scartare l’involucro e mi ritrovo a fissare sbalordita l’ultimo libro di quell’autore semisconosciuto che mi appassiona da sempre.
Stupefatta corro in salotto. Mi siedo sul divano aspettando pazientemente che Leonardo finisca la sua telefonata. Quando finalmente aggancia l’apprarecchio, gli chiedo entusiasta: “Come facevi a sapere che mi interessava questo testo? Pensa che non l’ho trovato in nessuna libreria della città: l’autore è troppo poco noto!”
“Avevo letto l’appunto che hai attaccato sullo sportello del frigorifero: c’è segnato titolo e autore… immaginavo fossi interessata. E l’ho scovato proprio nel negozio di fianco al mio hotel.”
“Oh, grazie.” gli dico cercando il suo sguardo. Ma i suoi occhi sono persi su dei plichi di documenti appoggiati sul tavolo.
“Grazie, Leonardo. Sei un tesoro” ripeto alzandomi e uscendo dalla stanza.
Giunta in bagno, apro il rubinetto della vasca, verso del bagnoschiuma profumato e lascio scorrere il getto. Mi siedo sul bordo ad aspettare che sia piena, giocherellando con la schiuma formatasi. Poi levo la camicia di mio marito che avevo indossato in fretta giusto per coprirmi e mi immergo nell’acqua bollente.
“Ma non avevi già fatto la doccia con me?” chiede Leonardo, facendo capolino con la testa dalla porta del bagno.
Sorrido senza rispondergli.
“Io devo fare un salto in ufficio”
“Ma è già ora di cena” protesto debolmente, immaginando già la sua risposta.
“Mi sbrigo il prima possibile. Ma tu non aspettarmi: se hai fame, mangia pure. Io mi arrangio da solo quando torno.”
“Come vuoi”.
Leonardo mi viene incontro, si abbassa sulla vasca e mi stampa un bacio fugace sulla fronte.
E tutto rientra nella quotidiana normalità.
12:35 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ventinove agosto, letto, regalo, ultimo libro, viaggi di lavoro, trasferte, telefono | OKNOtizie |
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