27/07/2007

ventisette luglio

Quel segno è ancora lì: sulla schiena, sotto la spalla destra. Una piccola fragolina rossa.

Mio marito non se n’è accorto. L’ho nascosta bene, anche se non era necessario: abbiamo passato l’intera serata con dei suoi amici altezzosi. Monotoni. Della Milano bene, quella che conta, come dice lui. Se ne sono andati che erano quasi le due del mattino e io esausta mi sono buttata immediatamente a letto. E stamattina, quando mi sono svegliata, lui era già uscito per andare al lavoro.

Tocco quel lembo di pelle e mi sembra di sentire le mani di F. su di me.

E’ tutta mattina che provo a chiamarlo, ma il telefonono risulta staccato. Non ho idea di dove si sia cacciato, ma la cosa non mi stupisce: lui è solito sparire per giorni interi. Per poi riapparire all’improvviso, magari fuori dallo studio del dentista, o all’ingresso del supermercato. Non so come faccia, se si diverte a pedinarmi. Quel che è certo è che, ogni volta, mi toglie il fiato.

 

ventisei luglio

-Ma che fai?

-Ti mordo.

-Sì, ma così mi lasci il segno!

E F. sorride, mentre il riflesso dei suoi occhi blu diventa irridescente e lo sguardo gli si riempie di pagliuzze dorate tutti’intorno all’iride.

-Lasci il segno a tutte le tue donne, vero F.?

Mi si avvicina, mi scosta una ciocca dal viso e mi sussurra nell’orecchio, mordicchiandomelo: -Lo lascio solo su di te…

Mi scosto, lusingata. Probabilmente mente, ma voglio credergli.

Mi sfilo lentamente la camicetta di seta e la lascio scivolare sul pavimento.

E con tono dolce gli dico quello che dovrei dire in modo scocciato: -Lo sai che non puoi marchiarmi la pelle: io non sono come tutte le altre che ti porti a letto. Io sono sposata… E con un tuo amico! Te lo sei dimenticato, forse?

Lui abbassa gli occhi, il sorriso sembra scomparire dal suo volto. Ma è una questione di secondi: mi afferra per la vita e mi trascina a sé. Mi annusa, mi accarezza.

-Adoro l’esate. Perchè non porti le calze, sotto la gonna. E mi basta alzarla e spostare le mutandine.

F. segue il contorno del mio sesso con il dito, indugia qualche attimo, mi gira di spalle, mi fa appoggiare al tavolo e mi prende. Con forza e dolcezza e passione. Nell’afa di un banale pomeriggio di luglio. Sullo stesso tavolo della cucina su cui fra poche ore servirò le lasagne al forno cucinate per mio marito.