01/10/2007
undici settembre
Fra meno di un’ora ho appuntamento con il mio editore e sono già in ritardo. Chiudo frettolosamente la cerniera della gonna a tubo, infilo la camicetta di seta rosa carne.
E, mentre allaccio l’ultimo bottone, mi torna prepotentemente alla mente l’immagine di F. con quell’altra donna.
Respiro profondamente, dandomi della sciocca.
Propendo per i tacchi alti, scegliendo un paio di costose decollete nere, regalatemi da Leonardo lo scorso Natale.
Mi guardo allo specchio e mi scopro a sorridere nel pensare che mia madre, in ghingheri anche per andare al supermercato, come se fosse sempre giorno di festa, approverebbe le mie scelte. Almeno in fatto di abbigliamento.
Prendo la borsa, afferro al volo le chiavi della macchina ed esco velocemente di casa, pronta a buttarmi nel traffico milanese di un banale martedì mattina.
Giunta allo studio, la segretaria mi annuncia con finto rammarico che l’editore è in ritardo. E mi invita ad accomodarmi in sala d’aspetto.
Non faccio in tempo a sedermi su una di quelle scomodissime poltroncine di plastica rossa che squilla il cellulare. Appena leggo il suo nome sul display la vista mi si annebbia. La segretaria, fissandomi infastidita dalla suoneria del mio telefonino, sbuffa rumorosamente. Mi affretto a rispondere.
“Non potevi scegliere momento peggiore!” lo apostrofo crudamente.
“Ehi, scricciolo, che succede? Sei di malumore?”
“Succede che non ho voglia di parlare con te!”
“Lo so, non m i sono più fatto sentire…”
“Veramente mi hai mollata a casa tua ad aspettarti… senza degnarti di avvisare che non saresti più tornato!”
“Hai ragione… Scusa. Ma quel giorno al lavoro ero troppo preso…”
Le sue parole mi rimbombano nella testa: hanno un suono troppo familiare per poter uscire dalla bocca di F..
“Certo, certo” taglio corto. “Ora però sono io a non avere tempo.”
“Dai, scricciolo, lo so che un minuto per me ce l’hai sempre…” sussurra in tono dolce, carezzevole.
“Mi spiace, F., ma è meglio sentirsi in un momento migliore. Ciao” e riaggancio il cellulare prima che possa convincermi a cedere alle sue chiacchiere lusinghiere.
19:00 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: appuntamento, ritardo, camicetta di seta, decollete nere, traffico milanese, poltroncine palstica rossa, display cellulare | OKNOtizie |
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30/07/2007
ventotto luglio
Ero davvero esasperata: mio marito è talmente preso dal suo lavoro che non si era neppure ricordato di avermi dato appuntamento in centro.
-Ci vediamo alle due al bar di fronte al mio ufficio... così beviamo il caffè insieme!- mi dice sabato mattina prima di uscire.
E io, stupida, mi faccio sette chilometri in un'auto rovente, dieci minuti buoni di ricerca per un misero parcheggio e mi metto sotto il sole ad attendere il suo arrivo.
Aspetto a chiamarlo al cellulare fino a quando i minuti di ritardo non salgono a venti.
Quando lo trovo, finalmente mi risponde che...- Ah sì, è vero... scusa, ma... mi sono dimenticato... sono a pranzo con un cliente! Ci vediamo stasera, amore. Ok? Buona giornata.
E io non faccio nemmeno in tempo a rispondergli che lui ha già riattaccato.
Di tornare a casa proprio non ne avevo voglia: e poi mi ero vestita e truccata con cura...
Al terzo squillo F. risponde con la voce ancora impastata dal sonno. E mi dice di raggiungerlo a casa sua. Non me lo faccio ripetere: salgo in auto e volo da lui.
Nonostante il caldo ho indosso un abitino super aderente. Blu scuro. Elegante, ma sensuale quanto basta.
F. quasi non mi saluta: è troppo impeganto a cercare la lampo del vestito. Quando la trova me la slaccia così lentamente da farmi impazzire. Me lo sfila.
Faccio per togliere le scarpe nuove, dal tacco decisamente alto. Ma con voce ferma mi ordina di tenerle.
Passa la lingua nell'incavo del mio collo.
Alza la musica dello stereo.
E mi prende sul tappeto del soggiorno, sulle note di Edith Piaf.
17:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, appuntamento, ufficio, caffè, bar, cellulare, ritardo | OKNOtizie |
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