23/09/2007

ventinove agosto

“Ehi, ma che cos’è questo?”

“Cosa?” mi grida Leonardo dal soggiorno.

“Questo pacchetto che c’è sul letto!”

“Ah, è un regalo per te. Aprilo…

Un regalo per me. Durante i primi mesi di matrimonio al ritorno da ognuna delle numerosissime trasferte Leonardo mi portava sempre a casa un pensiero: quasi a doversi giustificare della sua assenza. Non erano mai oggetti costosi. Ma si trattava sempre di qualcosa di significativo: cercato appositamente per me, pensato e sentito col cuore. E ogni volta che mio marito rientrava dai suoi viaggi io non vedevo l’ora, come una bambina il giorno di Natale, di strappare la carta del pacchetto per scoprirne il contenuto.

Poi nel corso del tempo passò ai doni lussuosi, a volte addirittura sfarzosi. Ma nessuna di quelle splendide sorprese dispendiose era mai riuscita a placare il malcontento che serbavo in cuore per il sempre maggior tempo che mi costringeva a trascorrere senza di lui.

Infine Leonardo smise del tutto di tornare dai suoi frequenti viaggi con alcun tipo di regalo: lui aveva perso interesse nel farmeli e io nel riceverli. Ed entrambi lo sapevamo.

E ora, con grande sorpresa, mi trovo tra le mani questo pacchetto di carta blu, avvolto in un nastro argento.

Mi siedo sul bordo del letto, prendo la confezione, la giro e rigiro tra le mani. Penso che dovrei andare ad aprirlo in sala, davanti a mio marito. Ma sento che Leonardo è al telefono, impegnato in una conversazione di lavoro.

Decido di scartare l’involucro e mi ritrovo a fissare sbalordita l’ultimo libro di quell’autore semisconosciuto che mi appassiona da sempre.

Stupefatta corro in salotto. Mi siedo sul divano aspettando pazientemente che Leonardo finisca la sua telefonata. Quando finalmente aggancia l’apprarecchio, gli chiedo entusiasta: “Come facevi a sapere che mi interessava questo testo? Pensa che non l’ho trovato in nessuna libreria della città: l’autore è troppo poco noto!”

“Avevo letto l’appunto che hai attaccato sullo sportello del frigorifero: c’è segnato titolo e autore… immaginavo fossi interessata. E l’ho scovato proprio nel negozio di fianco al mio hotel.”

“Oh, grazie.” gli dico cercando il suo sguardo. Ma i suoi occhi sono persi su dei plichi di documenti appoggiati sul tavolo.

“Grazie, Leonardo. Sei un tesoro” ripeto alzandomi e uscendo dalla stanza.

Giunta in bagno, apro il rubinetto della vasca, verso del bagnoschiuma profumato e lascio scorrere il getto. Mi siedo sul bordo ad aspettare che sia piena, giocherellando con la schiuma formatasi. Poi levo la camicia di mio marito che avevo indossato in fretta giusto per coprirmi e mi immergo nell’acqua bollente.

“Ma non avevi già fatto la doccia con me?” chiede Leonardo, facendo capolino con la testa dalla porta del bagno.

Sorrido senza rispondergli.

“Io devo fare un salto in ufficio”

“Ma è già ora di cena” protesto debolmente, immaginando già la sua risposta.

“Mi sbrigo il prima possibile. Ma tu non aspettarmi: se hai fame, mangia pure. Io mi arrangio da solo quando torno.”

“Come vuoi”.

Leonardo mi viene incontro, si abbassa sulla vasca e mi stampa un bacio fugace sulla fronte.

E tutto rientra nella quotidiana normalità.

07/08/2007

cinque agosto

Siamo rientrati in città che ormai era notte fonda. Mi sono fiondata a letto senza nemmeno accennare a svuotare il borsone del week-end. Mio marito ha tardato come suo solito, raggiungendomi verso le 3 del mattino. Mi si è sdraiato accanto attento a non far rumore, nel timore di svegliarmi. Ma io, anche se con gli occhi chiusi, non riuscivo a prendere sonno: continuavo a pensare a F. e a domandarmi dove diavolo fosse finito. E perché non rispondeva a tutti i messaggi che gli avevo mandato durante la giornata: almeno sei.

E’ vero: ci siamo promessi solo il nulla. Ma ci siamo promessi anche il tutto.

Non possiamo pretendere l’uno dall’altro la presenza costante, né la fedeltà totale. Ma il rispetto per noi due sì.

E comunque io gli sono fedele. Come quando eravamo due sedicenni e lui passava a prendermi con quella vespa azzurra tutta sfasciata, presa in prestito da un amico in cambio di qualche pacchetto di sigarette. Io ero solo per lui. Se lui fosse solo per me… beh, su questo non potrei scommetterci.