23/08/2007

ventidue agosto

Una volta a letto, ieri sera, mio marito mi ha cercata. Ma ha creduto alla versione della mia stanchezza.

In realtà non sono riuscita a chiudere occhio fino alle tre del mattino: continuavo a girarmi e rigirarmi nel letto pensando a quello che mi aveva detto in auto.

Se solo fosse successo due anni fa… Tutto ora sarebbe diverso. La mia vita, la sua.

La nostra probabilmente sarebbe una vera famiglia. Senza l’ombra di F., senza l’ombra del mio tradimento e del mio senso di colpa.

Ma mio marito due anni fa non voleva nemmeno sentirne parlare di bambini. Non aveva tempo per me: figuriamoci per crescere dei figli.

E io che avevo dovuto lasciare il lavoro che amavo così tanto per seguirlo un anno all’estero, come richiedeva la sua azienda, una volta tornata in Italia mi ritrovavo a poco più di trent’anni a fare i conti col mio desiderio frustrato di maternità, le giornate sempre troppo lunghe e vuote, e il bisogno di dare un senso alla mia vita.

Incolpando per tutto questo, più o meno inconsciamente, proprio l’uomo che avevo sposato.

 

13:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, amore, figli, desiderio, maternità, donna, famiglia | OKNOtizie |  Facebook

30/07/2007

ventotto luglio

Ero davvero esasperata: mio marito è talmente preso dal suo lavoro che non si era neppure ricordato di avermi dato appuntamento in centro.

 

-Ci vediamo alle due al bar di fronte al mio ufficio... così beviamo il caffè insieme!- mi dice sabato mattina prima di uscire.

 

 E io, stupida, mi faccio sette chilometri in un'auto rovente, dieci minuti buoni di ricerca per un misero parcheggio e mi metto sotto il sole ad attendere il suo arrivo.

 

Aspetto a chiamarlo al cellulare fino a quando i minuti di ritardo non salgono a venti.

Quando lo trovo, finalmente mi risponde che...- Ah sì, è vero... scusa, ma... mi sono dimenticato... sono a pranzo con un cliente! Ci vediamo stasera, amore. Ok? Buona giornata.

E io non faccio nemmeno in tempo a rispondergli che lui ha già riattaccato.

 

Di tornare a casa proprio non ne avevo voglia: e poi mi ero vestita e truccata con cura...

 

Al terzo squillo F. risponde con la voce ancora impastata dal sonno. E mi dice di raggiungerlo a casa sua. Non me lo faccio ripetere: salgo in auto e volo da lui.

 

 Nonostante il caldo ho indosso un abitino super aderente. Blu scuro. Elegante, ma sensuale quanto basta.

F. quasi non mi saluta: è troppo impeganto a cercare la lampo del vestito. Quando la trova me la slaccia così lentamente da farmi impazzire. Me lo sfila.

Faccio per togliere le scarpe nuove, dal tacco decisamente alto. Ma con voce ferma mi ordina di tenerle.

 Passa la lingua nell'incavo del mio collo.

Alza la musica dello stereo.

E mi prende sul tappeto del soggiorno, sulle note di Edith Piaf.

17:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, appuntamento, ufficio, caffè, bar, cellulare, ritardo | OKNOtizie |  Facebook