29/08/2007

ventiquattro agosto

Esco talmente di fretta dall’androne del palazzo che non faccio in tempo ad accorgermi che sta diluviando. Lo scroscio d’acqua improvviso è così forte da farmi male: le gocce sembrano lame taglienti. E il mio cuore sanguina.

La borsa comincia a vibrare: estraggo il cellulare e sul display compare il nome di mio marito.

Che, appena rispondo, mi chiede grugnendo dove sono.

“Sono a casa”

“Ma se ho appena telefonato lì e non risponde nessuno!”

“Cioè, sì, beh… sono appena uscita. Pensavo di fare un salto dall’editore. Sai, per parlare del progetto” balbetto.

“Ah già sì. Beh, potevi avvisarmi. Guarda che per pranzo non riesco a raggiungerti, oggi. Ci vediamo stasera, d’accordo?”

“Certo. Ci vediamo stasera.”

Quando riaggancio mi accorgo che sono completamente fradicia. Capelli, abito, scarpe. E che sto tremando. Ma non per il freddo: è questa telefonata inattesa che mi ha scossa.

Rientro nell’edificio che avevo lasciato con tanta rapidità. Chiamo l’ascensore e risalgo fino all’ultimo piano.

Quando F. mi vede sulla porta faccio giusto in tempo a cogliere la sua sorpresa. Poi due mani mi tirano dentro e iniziano a spogliarmi.

“Sei un pulcino bagnato. Fradicio”

Annuisco, perdendomi nelle pagliuzze dorate di quei dannati occhi azzurri.

Quando rimango con indosso solo la biancheria afferro le sue braccia, fermandole.

“Si è fatto tardi. Devi andare al lavoro”.

“Ho ancora cinque minuti”

Fa scivolare due dita lungo l’elastico delle mie mutandine. Le abbassa fino a farmele arrivare alle ginocchia. E sento la sua mano continuare la strada verso il mio piacere, regalandomene attimi fugaci. Quando il mio respiro finalmente si calma, anche le sue dita si staccano dal mio sesso bagnato.

“Ho la giornata libera” sussurro ancora ansimando leggermente. “Se torni a pranzo posso aspettarti qui”

“D’accordo” e il suo sorriso si apre fra quelle due fossette che adoro accarezzare.

“Vedi di farti trovare nuda. Ho voglia di te.”

Le sue parole mi eccitano ancora di più. E il desiderio di averlo dentro di me mi prende come un pugno allo stomaco. Ma non glielo dico: si tratta di aspettare solo poche ore.

F. mi bacia il collo, poi scende a mordermi il seno ancora imprigionato nel reggiseno inzuppato dal temporale.

Si avvicina alla mia bocca con la sua e con voce suadente mi ripete: “Nuda, mi raccomando”.

Quando F. chiude la porta alle sua spalle, realizzo che è la prima volta che mi trovo sola nel suo mondo, in casa sua, fra le sue cose.

E un brivido mi percorre la schiena.

Mi sfilo di dosso la biancheria grondante e gironzolo per le stanze.

Vorrei curiosare un po’, ma qualcosa mi trattiene: forse la paura di scoprire cose che non voglio sapere.

Mi dirigo in bagno,apro l’acqua della vasca e mi siedo sul bordo aspettando che sia piena. Finalmente mi immergo e lavo via dalla mia pelle tutte le strane sensazioni che mi porto addosso in questi giorni.

Appoggio la testa sul bordo, chiudo gli occhi e aspetto.

23/08/2007

ventitre agosto

E prima di addormentarmi, questa notte, mi sono alzata lentamente dal letto. Piano, cercando di non far rumore, per non svegliare mio marito. Ho preso il cellulare dalla borsa e ho mandato un sms a F., sperando -quasi pregando- che fosse ancora sveglio.

Gli ho scritto quanto mi mancava la sua pelle e quanto desiderassi sentire le sue mani posarsi sui miei fianchi e la sua lingua insinuarsi lungo la piega dei miei seni.

Ho bevuto un bicchiere d’acqua, tenendo d’occhuo il display del cellulare. Che nel giro di pochi minuti si è messo a brillare nel buio della cucina.

Sta suonando silenziosamente. E il mio cuore inizia a ferirmi il petto col suo battito irregolare.

Rispondo chiudendomi in bagno, parlando talmente sottovoce che persino io capisco a fatica quello che dico.

“Ti voglio” gli dico di getto.

“Allora vieni qui…”

“Lo sai che non posso… Lui è di là che dorme e io non posso certo sgattaiolare fuori casa come una ladra!”

“Se venissi qui…”

Il mio fiato si fa più corto: già so cosa sta per dirmi…

“Ti slaccerei piano quella camicetta rossa che mi fa impazzire…”

Non riesco a proferire parola, non riesco a smettere di ascoltare.

La sua voce, ancora impastata dal sonno, è roca e morbida. E la sua mano, così calda, ora accarezza lentamente il mio collo, scende lungo il seno sinistro e si ferma sul mio capezzolo turgido: strizzandolo dapprima dolcemente. Poi sempre con maggior forza, fino a farmi gemere e fremere per un misto di piacere e dolore che mi toglie il respiro.

“Domani mattina mio marito dovrebbe uscire molto presto. Che dici se passassi da te prima del lavoro? Verso le otto.”

“Per fare colazione insieme?”

“No, stupido. Non per la colazione”

“”Passa.”

15:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: amore, passione, donna, cellulare, colazione, seni, capezzoli | OKNOtizie |  Facebook

30/07/2007

ventotto luglio

Ero davvero esasperata: mio marito è talmente preso dal suo lavoro che non si era neppure ricordato di avermi dato appuntamento in centro.

 

-Ci vediamo alle due al bar di fronte al mio ufficio... così beviamo il caffè insieme!- mi dice sabato mattina prima di uscire.

 

 E io, stupida, mi faccio sette chilometri in un'auto rovente, dieci minuti buoni di ricerca per un misero parcheggio e mi metto sotto il sole ad attendere il suo arrivo.

 

Aspetto a chiamarlo al cellulare fino a quando i minuti di ritardo non salgono a venti.

Quando lo trovo, finalmente mi risponde che...- Ah sì, è vero... scusa, ma... mi sono dimenticato... sono a pranzo con un cliente! Ci vediamo stasera, amore. Ok? Buona giornata.

E io non faccio nemmeno in tempo a rispondergli che lui ha già riattaccato.

 

Di tornare a casa proprio non ne avevo voglia: e poi mi ero vestita e truccata con cura...

 

Al terzo squillo F. risponde con la voce ancora impastata dal sonno. E mi dice di raggiungerlo a casa sua. Non me lo faccio ripetere: salgo in auto e volo da lui.

 

 Nonostante il caldo ho indosso un abitino super aderente. Blu scuro. Elegante, ma sensuale quanto basta.

F. quasi non mi saluta: è troppo impeganto a cercare la lampo del vestito. Quando la trova me la slaccia così lentamente da farmi impazzire. Me lo sfila.

Faccio per togliere le scarpe nuove, dal tacco decisamente alto. Ma con voce ferma mi ordina di tenerle.

 Passa la lingua nell'incavo del mio collo.

Alza la musica dello stereo.

E mi prende sul tappeto del soggiorno, sulle note di Edith Piaf.

17:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, appuntamento, ufficio, caffè, bar, cellulare, ritardo | OKNOtizie |  Facebook