07/08/2007

cinque agosto

Siamo rientrati in città che ormai era notte fonda. Mi sono fiondata a letto senza nemmeno accennare a svuotare il borsone del week-end. Mio marito ha tardato come suo solito, raggiungendomi verso le 3 del mattino. Mi si è sdraiato accanto attento a non far rumore, nel timore di svegliarmi. Ma io, anche se con gli occhi chiusi, non riuscivo a prendere sonno: continuavo a pensare a F. e a domandarmi dove diavolo fosse finito. E perché non rispondeva a tutti i messaggi che gli avevo mandato durante la giornata: almeno sei.

E’ vero: ci siamo promessi solo il nulla. Ma ci siamo promessi anche il tutto.

Non possiamo pretendere l’uno dall’altro la presenza costante, né la fedeltà totale. Ma il rispetto per noi due sì.

E comunque io gli sono fedele. Come quando eravamo due sedicenni e lui passava a prendermi con quella vespa azzurra tutta sfasciata, presa in prestito da un amico in cambio di qualche pacchetto di sigarette. Io ero solo per lui. Se lui fosse solo per me… beh, su questo non potrei scommetterci.

 

quattro agosto

Ho passato sabato e domenica con mio marito. Doveva essere un simpatico week-end rilassante, ospiti nella casa al mare di alcuni amici. E invece non abbiamo fatto altro che discutere. Per ogni piccola insignificante ragione.

Io continuavo a scrutare di nascosto il display del cellulare, nella speranza di trovare una chiamata o un messaggio da F. (memorizzato ovviamente sotto il nome di Rossana, la mia amica parrucchiera). Ma niente. E’ sparito di nuovo. Sono giorni che non lo sento. E tutto quello che vorrei sarebbe solo rifugiarmi tra quelle quattro mura della sua mansarda rovente, buttarmi sul suo letto sfatto e vederlo gironzolare per casa senza niente addosso.

Con i muscoli ben tesi e quel leggero accenno di pancetta, che lui cerca di nascondere trattenendo il fiato, non appena si accorge di essere osservato.

Mi piace vederlo appena sveglio leggere il giornale in piedi, appoggiato al piano della cucina, di fianco ai fornelli, con il bicchiere in mano.

E quando si sistema i capelli, ancora in slip, rimirandosi in quel minuscolo specchio che ha in bagno. Quanto è narciso… Sa di essere attraente. Sa di avere parecchio fascino. Persino le diciottenni si voltano per strada a guardarlo. E io vorrei gridare che è mio. Solo e unicamente mio.

E in effetti, quando avevo diciottanni, era così: F. era mio. Stavamo insieme, io e lui. Non ufficialmente: non eravami fidanzati. Ma non dovevami nemmeno nasconderci.

30/07/2007

ventotto luglio

Ero davvero esasperata: mio marito è talmente preso dal suo lavoro che non si era neppure ricordato di avermi dato appuntamento in centro.

 

-Ci vediamo alle due al bar di fronte al mio ufficio... così beviamo il caffè insieme!- mi dice sabato mattina prima di uscire.

 

 E io, stupida, mi faccio sette chilometri in un'auto rovente, dieci minuti buoni di ricerca per un misero parcheggio e mi metto sotto il sole ad attendere il suo arrivo.

 

Aspetto a chiamarlo al cellulare fino a quando i minuti di ritardo non salgono a venti.

Quando lo trovo, finalmente mi risponde che...- Ah sì, è vero... scusa, ma... mi sono dimenticato... sono a pranzo con un cliente! Ci vediamo stasera, amore. Ok? Buona giornata.

E io non faccio nemmeno in tempo a rispondergli che lui ha già riattaccato.

 

Di tornare a casa proprio non ne avevo voglia: e poi mi ero vestita e truccata con cura...

 

Al terzo squillo F. risponde con la voce ancora impastata dal sonno. E mi dice di raggiungerlo a casa sua. Non me lo faccio ripetere: salgo in auto e volo da lui.

 

 Nonostante il caldo ho indosso un abitino super aderente. Blu scuro. Elegante, ma sensuale quanto basta.

F. quasi non mi saluta: è troppo impeganto a cercare la lampo del vestito. Quando la trova me la slaccia così lentamente da farmi impazzire. Me lo sfila.

Faccio per togliere le scarpe nuove, dal tacco decisamente alto. Ma con voce ferma mi ordina di tenerle.

 Passa la lingua nell'incavo del mio collo.

Alza la musica dello stereo.

E mi prende sul tappeto del soggiorno, sulle note di Edith Piaf.

17:15 Scritto da: lasposaperfetta | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lavoro, appuntamento, ufficio, caffè, bar, cellulare, ritardo | OKNOtizie |  Facebook

27/07/2007

ventisette luglio

Quel segno è ancora lì: sulla schiena, sotto la spalla destra. Una piccola fragolina rossa.

Mio marito non se n’è accorto. L’ho nascosta bene, anche se non era necessario: abbiamo passato l’intera serata con dei suoi amici altezzosi. Monotoni. Della Milano bene, quella che conta, come dice lui. Se ne sono andati che erano quasi le due del mattino e io esausta mi sono buttata immediatamente a letto. E stamattina, quando mi sono svegliata, lui era già uscito per andare al lavoro.

Tocco quel lembo di pelle e mi sembra di sentire le mani di F. su di me.

E’ tutta mattina che provo a chiamarlo, ma il telefonono risulta staccato. Non ho idea di dove si sia cacciato, ma la cosa non mi stupisce: lui è solito sparire per giorni interi. Per poi riapparire all’improvviso, magari fuori dallo studio del dentista, o all’ingresso del supermercato. Non so come faccia, se si diverte a pedinarmi. Quel che è certo è che, ogni volta, mi toglie il fiato.

 

ventisei luglio

-Ma che fai?

-Ti mordo.

-Sì, ma così mi lasci il segno!

E F. sorride, mentre il riflesso dei suoi occhi blu diventa irridescente e lo sguardo gli si riempie di pagliuzze dorate tutti’intorno all’iride.

-Lasci il segno a tutte le tue donne, vero F.?

Mi si avvicina, mi scosta una ciocca dal viso e mi sussurra nell’orecchio, mordicchiandomelo: -Lo lascio solo su di te…

Mi scosto, lusingata. Probabilmente mente, ma voglio credergli.

Mi sfilo lentamente la camicetta di seta e la lascio scivolare sul pavimento.

E con tono dolce gli dico quello che dovrei dire in modo scocciato: -Lo sai che non puoi marchiarmi la pelle: io non sono come tutte le altre che ti porti a letto. Io sono sposata… E con un tuo amico! Te lo sei dimenticato, forse?

Lui abbassa gli occhi, il sorriso sembra scomparire dal suo volto. Ma è una questione di secondi: mi afferra per la vita e mi trascina a sé. Mi annusa, mi accarezza.

-Adoro l’esate. Perchè non porti le calze, sotto la gonna. E mi basta alzarla e spostare le mutandine.

F. segue il contorno del mio sesso con il dito, indugia qualche attimo, mi gira di spalle, mi fa appoggiare al tavolo e mi prende. Con forza e dolcezza e passione. Nell’afa di un banale pomeriggio di luglio. Sullo stesso tavolo della cucina su cui fra poche ore servirò le lasagne al forno cucinate per mio marito.