16/01/2008

dodici dicembre

Aggiungo le olive nere al sugo che borbotta sul fuoco. Mescolo la pasta, spengo il fuoco. E’ pronta: verso tutto il contenuto della pentola nell’unico piatto. Mi volto e mi dirigo verso il tavolo da pranzo.

Ma poi me ne accorgo: un solo bicchiere, un solo tovagliolo, una sola forchetta, un solo coltello.

Anche questa sera Leonardo non c’è.

E una mano pallida e tremante getta il piatto contro il muro. Una macchia rossa contro il bianco candido della parete, mille frammenti a terra. E un braccio stanco e nervoso butta a terra tutto quello che giace inerme sulla tovaglia.

Clementina, acciambellata su una sedia, scappa miagolando a nascondersi in bagno.

Questa casa mi soffoca: mi manca il fiato. Infilo la giacca e mi getto sulla porta.

Esco di corsa, ho bisogno di respirare. Ho bisogno di camminare. Ho bisogno di occhi che mi vedano, di labbra che mi parlino, di mani che mi tocchino. So cosa mi serve, so cosa voglio. So chi mi serve, so chi voglio.

Mi allontano un paio di isolati dal mio, quasi correndo raggiungo la vecchia cabina del telefono e lo chiamo.

Gli ordino feroce di venirmi a prendere, non mi interessa se è a cena dai suoi.

“Io cancello il mondo, il mio mondo, per te! Ora tocca a te, F.: dimentica la tua vita. Abbandonala e raggiungimi subito!” urlo nella cornetta.

Nel giro di una manciata di minuti, ferma la sua automobile davanti ai miei piedi. Che sono rimasti immobili nelle vecchie scarpe da ginnastica incollati a questo dannato marciapiede, impedendomi di correre sotto qualche tettoia per ripararmi dal temporale che imperversa ormai da ore.

Apre la mia portiera dall’interno, mi grida di salire in macchina, accompagnando l’invito con ampi cenni della mano.

Ma non riesco a muovermi. I piedi sono di marmo.

Scende dall’auto di corsa. Mi circonda le spalle con un braccio, mi spinge lentamente ad entrare nell’abitacolo. Mi adagia lentamente sul sedile dei passeggeri, come una bambola di cera.

Non dice una parola. Non dico una parola.

Passa il palmo delle mani sulla barba incolta. Mette in moto e attraversiamo la città, in silenzio. Lentissimamente.

Accostiamo davanti al portone del suo palazzo.

Mi accarezza dolcemente i capelli fradici, sposta una ciocca dietro l’orecchio destro.

“Siamo a casa, Emma”

Punto gli occhi nei suoi.

“Siamo a casa,amore” ripete.

Commenti

Bentornata!
Mi sei mancata.

Scritto da: sbalestrata | 17/01/2008

Pomeriggio mentre ero in macchina ho pensato a te. A quello che scrivi.
Mi ci ritrovo molto, forse troppo, come ha scritto un'altra donna su un altro tuo post.
Ho maturato questa conclusione: ciò che è buono per noi stesse molto spesso non è ne facile ne giusto!

Se Emma è indipendente a livello lavorativo e F. potrebbe diventare stabile con lei a livello relazionale cosa impedisce la loro unione?
Falsi moralismi, falsi formalismi...... sicurezza economica?

Dovremmo forse osare un po' di più?

Per arrivare al bene bisogna attraversare il male.

Ma c'è del bene tra loro due?

Troppe domande. Scusa .

Buona Notte

Scritto da: sbalestrata | 17/01/2008

Il concetto di male e bene esiste solo in teoria, in pratica è solo soggettivo. Alla donna innamorata non frega niente di moralismi o formalismi. La donna innamorata, a differenza dell'uomo innamorato che comunque fa sempre i conti con la convenienza, la sua ovviamente; dicevo che la donna innamorata è in grado di scalare l'Everest in costume da bagno e senza ossigeno. Se non lo fa, non è innamorata. L'unico problema delle donne è quello di superare la loro idiosincrasia congenita, ovverossia sentirsi sempre delle gragarie rispetto all'uomo

Scritto da: loky21 | 17/01/2008

ho letto il tuo post tutto d'un fiato, come è strano girarsi un attimo e vedere che i sono persone simili a te con la tua stessa infelicità e indecisione. il destino a volte è proprio crudele...

Scritto da: densia | 19/01/2008

Allora cosa succede " a casa ".......Aspetto curiosa.

Scritto da: sbalestrata | 05/02/2008

Ao, e daje co ste olive nere.
E mò me le magno tutte. Così poi ne devi da aggiunge artre.

Un bacio.
Davide.

Scritto da: Daxxx | 07/03/2008

Ciao sposa, spero tu stia in luna di miele.
Un saluto

Scritto da: sbalestrata | 17/03/2008

E ridaje co ste olive che borbottano.
Ma dove sei finita?


Un bacio.
Davie.

PS: Auguri se non mi rispondi prima di pasqua.

Scritto da: Daxxx | 21/03/2008

Ehi, non è che per caso ti mangi olive nere anche domani che è pasqua?

Comunque auguri.
E fatte sentì na bona vorta.

Ciao.
Davide.

Scritto da: Daxxx | 22/03/2008

è bellissimo quello che hai scritto...mi piace molto

Scritto da: Moreno | 26/06/2008

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